I
Laboratori del Fare
-
Sono nati essenzialmente per colmare il vuoto dei pomeriggi
dove i giovani “si lasciano vivere” e riempirlo di
senso e significati, attraverso proposte ed attività utili
per sé e per gli altri. Non sono stati pensati come uno
spazio per utenti, clienti, consumatori.
- Sono ambienti attrezzati, luoghi dove si lavora per ottenere
un prodotto e dove c'è qualcuno che opera,
che mette mano a strumenti, a cose ed oggetti e che li produce.
- Laboratorio
per noi significa soprattutto un contesto educativo
che garantisce condizioni di apprendimento. In questo senso i
nostri attrezzi sono le strategie pedagogiche. L’esperienza
educativa, che si fa da noi, non è solo di relazione ma,
prima di tutto, un’esperienza di espressione di
sé attraverso la messa in gioco e l’acquisizione
di competenze.
L’esperienza
del Fare
Si
pensi, ad esempio, a come vengono valorizzate la capacità
di destreggiarsi senza grandi requisiti conoscitivi nel
campo dell’informatica -ma non solo- delle ragazze e dei
ragazzi, recuperando in senso formativo le dimensioni ludiche
con cui gli adolescenti si rapportano con oggetti, strumenti,
attrezzature anche sofisticate. Collocare la dimensione delle
competenze all’interno di un percorso di espressione
materiale e concreta di sé, far fare ai ragazzi delle cose
significa promuovere identità e costruttività,
vuol dire lavorare per costruire, in loro e con loro, pensiero
progettuale e quindi creativo e critico. Il fare dei nostri Laboratori
non è un fare banale, tanto per tenere occupate le persone
e contrastare l’ozio, quanto una dimensione dell’apprendere.
Facendo
si acquisiscono e si consolidano conoscenze (sapere),
si praticano delle cose secondo operazioni e procedure che attivano
atti logici, pensiero e intelligenze (saper fare),
si mettono in gioco e si modificano i propri comportamenti (saper
essere).
Il Laboratori
del Fare significano anche: